ANIMAL di Sofia Exarchou


Anestetizzare la vita vivendo al limite e far scoppiare il dolore sordo fra le pieghe del tempo che passa. Animal parla di sopravvivenza e di esseri umani ridotti (o eretti) a sensazioni senza scopo.

C’è dolore sulla pelle di chi usa il proprio corpo come involucro, perché è l’unica ricchezza che ha, e il divertimento-parentesi dei clienti per loro è pane quotidiano e salario sudato.

Kalia sa già, o forse si rende conto mentre vive l’ennesima vita sul bordo dell’esistenza, che quando puoi, forse non vuoi più.

Due vite, quelle di una veterana dello show e di Eva, una novizia timida scappata di casa che spera di fare di questa vita un lavoro, di intrecciano nel limbo sospeso di un villaggio turistico. Un’oasi dove esistono solo mille sabati sera, tutti uguali uno all’altro, momenti di estasi e anestesia, che irretisce i sensi e la ragione.

Kalia è una madre quarantenne, Eva sta per diventare maggiorenne.
Una non sa, l’altra sa troppo. Una diventa, l’altra giunge al capolinea.

La frustrazione del delirio, il divertimento e il gioco diventano orrore in una brutta ferita al ginocchio che non si rimargina, come i cuori dei giovani disillusi che credevano che fosse troppo bello per essere vero fare party tutti i giorni e guadagnarci pure, e poi si sono resi conto di essere persi fra le luci e i bicchieri di vodka.

Ma Kalia sopporta fino a che vede l’innocenza di sua figlia seguire le sue orme, sul palco, giocando a fare la ballerina. Ed esplode, scappando e tornando, in una corsa nella pista della vita che come costringe gli esseri umani a correre intorno, tornando sempre al punto da cui sono partiti. E nel frattempo, ballare, perché ballare è ciò che fa sentire vivi.

Dove andiamo quando non sappiamo a cosa apparteniamo?
Kalia può solo cantare una canzone per sé e per chi la ascolta, su un palco dove non è protagonista, dove può essere qualcun altro, oppure finalmente se stessa e crollare sotto il peso della nudità senza maschera.

Ma c’è il sole all’orizzonte, c’è il sole sul corpo, usato in questo film come mezzo e senso, dove la nudità non è altro che volto e mani, dove si scopre con naturalezza e senza imbarazzo e la si intreccia con quella di un’altra anima che è persa allo stesso modo e vuole solo amore, nella dolcezza unica e univoca di un attimo di collisione di spiriti che non tornerà più: e va bene così. Così deve essere.

C’è sole e buio sul palco dove Eva, la ragazza appena arrivata, segue il percorso di Kalia, fra piume bianche, dopo l’alcol che dipana la nebbia della paura e irretisce la sensibilità all’esistenza.


di Sabrina Scansani

Le parole di ANIMAL

SOPRAVVIVENZA ANESTESIA BALLARE

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