CAMPING DU LAC di Éléonore Saintagnan

Nel campeggio al lago succedono cose strane. Per prima cosa, come in un film horror, Eleonore è costretta a fermarsi qui per un giorno o due, perché la sua auto non riparte. In questa oasi di calma e natura, altre persone hanno deciso di trascorrere il tempo prezioso dell’esistenza.

Eleonore entra subito nello spirito di una vita lenta e i giorni del suo soggiorno aumentano. Riconnettendosi con naturalezza agli alberi e alla terra, la protagonista è, nell’anima e in sceneggiatura, una guida, una portavoce. Il suo personaggio esiste per far esistere l’ambiente e il vero protagonista: il lago e la leggenda che nasconde.

Si dice infatti che viva un grosso animale fantastico marino nelle profondità del lago, ma non è questo ad attirare, improvvisamente una quantità incredibile di turisti: è l’acqua, considerata miracolosa.

Il camping du lac si trasforma in meta turistica e lo spettatore, con una stretta al cuore, è costretto a essere testimone della realtà più evidente quanto ignorata della parte più oscura degli esseri umani: l’incessante e insensibile sfruttamento ambientale per il proprio tornaconto, per arricchirsi o per inseguire il temporaneo entusiasmo della fede.

Ciò che accade infatti da metà film è inquietante: dopo tre quarti d’ora di immersione fra fronde verdi e sciabordii, fra cinguettii dolci e fiori profumati, tutto si trasforma come un vero film horror, reso più acuto dalla verità delle immagini: traghetti pieni di turisti con macchine fotografiche, magliette con l’indirizzo geografico e altri oggetti di merchandising, urla e schiamazzi dei bambini che strappano l’erba e fanno pipì nel lago.

La commozione diventa rabbia, perché è ciò che stiamo facendo al nostro pianeta.

La maestria dell’autrice tuttavia non è solo rendere per immagini una storia che può essere vera, ma è il visionario uso del fantastico e del surreale per trasformare ciò che è un’idea in un incubo. Il mostro marino non è un mostro: è una balena gentile, che subisce l’ossessione e l’incuria dell’uomo e che vede a poco a poco prosciugarsi l’acqua, rubata dai turisti come pegno non chiesto ma violato del luogo incantato.

Il surreale arriva alla fine: il lago si è prosciugato. Il mostro tanto temuto sta agonizzando sul fondo fangoso. Impossibile salvarlo, siamo arrivati troppo tardi. La catena umana fatta di tazze, pentole, bottiglie, ironicamente strumenti ridicoli e infimi, non basta per alleviare l’assenza di ossigeno.

La meraviglia è stata uccisa, la magia si è interrotta e di nuovo l’essere umano ne è responsabile e può solo biasimare se stesso.


di Sabrina Scansani

Le parole di CAMPING DU LAC

DISILLUSIONE MERAVIGLIA SFRUTTAMENTO

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